Passa al contenuto
Inovasense
IoT SecurityIIoTEmbedded SecurityHardware SecurityIEC 62443Cyber Resilience ActSecure BootTPM

Sicurezza IoT: la guida dell'ingegnere hardware

Team di ingegneria Inovasense
20 min di lettura
Sicurezza IoT: la guida dell'ingegnere hardware

Quali sono le best practice di sicurezza IoT più importanti?

Una sicurezza IoT efficace nei sistemi industriali richiede una fiducia radicata nell'hardware, non solo misure software. Le cinque pratiche irrinunciabili sono: 1) Hardware Root of Trust (TPM o Secure Element) per l'identità e la memorizzazione delle chiavi, 2) catena di Secure Boot autenticata dall'hardware all'applicazione, 3) comunicazioni cifrate con TLS/DTLS reciproco, 4) aggiornamenti firmware (OTA) firmati e protetti dal rollback, e 5) segmentazione di rete che isola l'OT dall'IT. Per i servizi di progettazione della sicurezza hardware, consultate la nostra practice Embedded Security & IoT.

Quello che i concorrenti non vi diranno sulla sicurezza IoT

La maggior parte delle guide sulla sicurezza IoT si concentra sulla sicurezza IT applicata all’IoT: firewall, patching, controllo degli accessi, Zero Trust. Queste misure sono necessarie ma insufficienti per i sistemi industriali.

Ecco cosa tralasciano:

Cosa coprono i concorrenti ❌Cosa conta davvero ✅
“Cambiate le password di default”Hardware Root of Trust: le password possono essere estratte dalla flash; i Secure Element non possono essere letti
”Usate la cifratura”Ciclo di vita della gestione delle chiavi: dove vengono generate, memorizzate, ruotate e revocate le chiavi?
”Mantenete il software aggiornato”Aggiornamenti firmware autenticati: come si impedisce a un aggiornamento malevolo di rendere inutilizzabili (brick) 10.000 dispositivi?
”Segmentate la vostra rete”Protezione fisica dalla manomissione: cosa succede quando qualcuno ha accesso fisico al dispositivo?
”Eseguite un antivirus”Non esiste un antivirus per i sistemi embedded: la sicurezza deve essere progettata nell’hardware
”Monitorate le anomalie”Un dispositivo compromesso può mentire: solo l’attestazione hardware dimostra l’integrità del dispositivo

Questa guida affronta la sicurezza IoT a partire dall’hardware, la prospettiva che conta quando si progettano i prodotti, non solo quando li si implementa.

Il costo reale di sbagliare

I fallimenti della sicurezza dell’IoT industriale non sono astratti: hanno conseguenze quantificabili:

IncidenteImpattoCausa principale
Triton/TRISIS (2017)Tentata esplosione di un impianto petrolchimico sauditaMalware mirato ai sistemi strumentati di sicurezza (SIS)
Colonial Pipeline (2021)4,4 mln $ di riscatto, fornitura di carburante negli USA interrotta per 6 giorniCredenziale VPN compromessa, nessuna MFA sull’accesso OT
Telecamere Verkada (2021)150.000 telecamere compromesse (Tesla, ospedali, carceri)Credenziali admin hardcoded nel firmware
Acquedotto di Oldsmar (2021)Tentato avvelenamento dell’approvvigionamento idrico (idrossido di sodio 100×)Accesso remoto allo SCADA senza autenticazione
MOVEit (2023)Oltre 2.500 organizzazioni violateAppliance di trasferimento file non aggiornata (unpatched)

Filo conduttore comune: ogni grande violazione IIoT ha sfruttato la mancanza di sicurezza hardware, il software non aggiornato o un controllo degli accessi inadeguato. La sicurezza basata solo sul software ha fallito in ogni caso.

Costo medio di una violazione di sicurezza industriale: 4,7 milioni di € (IBM Cost of a Data Breach 2025). Per le infrastrutture critiche, il costo può includere la safety delle persone.

Lo stack dell’architettura di sicurezza

Mettere in sicurezza un dispositivo IoT industriale richiede una difesa a ogni livello:

┌─────────────────────────────────────────────────────────────┐
│  SICUREZZA CLOUD / BACKEND                                  │
│  Autenticazione API, gestione dei certificati               │
│  Gestione del parco dispositivi, registrazione degli audit  │
├─────────────────────────────────────────────────────────────┤
│  SICUREZZA APPLICATIVA                                      │
│  Validazione degli input, programmazione sicura, SBOM       │
│  Archiviazione cifrata, controllo degli accessi             │
├─────────────────────────────────────────────────────────────┤
│  SICUREZZA DELLE COMUNICAZIONI                              │
│  TLS reciproco, DTLS, MQTT cifrato                          │
│  Certificate pinning, rotazione delle chiavi                │
├─────────────────────────────────────────────────────────────┤
│  SICUREZZA DEL FIRMWARE                                     │
│  Aggiornamenti firmati, protezione dal rollback             │
│  Bootloader sicuro, firma del codice                        │
├─────────────────────────────────────────────────────────────┤
│  SICUREZZA OS / RTOS                                        │
│  Protezione della memoria, separazione dei privilegi        │
│  API di archiviazione sicura, watchdog                      │
├─────────────────────────────────────────────────────────────┤
│  ★ SICUREZZA HARDWARE (base del sistema) ★                  │
│  Secure Element / TPM, ROM per secure boot                  │
│  RNG hardware, rilevamento delle manomissioni, PUF          │
│  Chiavi in eFuse, blocco delle porte di debug               │
└─────────────────────────────────────────────────────────────┘

Principio chiave: la sicurezza si propaga verso l’alto. Se il livello hardware è compromesso, ogni livello sopra di esso è compromesso. Per questo la sicurezza hardware è la base su cui progettare il sistema fin dall’inizio.

Best practice 1: Hardware Root of Trust

La decisione più critica nella progettazione della sicurezza IoT è stabilire un Hardware Root of Trust: un componente immutabile e resistente alla manomissione che funge da àncora di sicurezza per l’intero sistema.

TPM vs Secure Element vs integrato nell’MCU: quale usare?

CaratteristicaTPM discretoSecure ElementIntegrato nell’MCU (TrustZone/PSA)
StandardTCG TPM 2.0 (ISO 11889)CC EAL5+/EAL6+PSA Certified (Level 1-3)
Memorizzazione chiaviChiavi RSA/ECC, sealed storageChiavi ECC/AES, certificati X.509Secure enclave isolato
Resistenza alla manomissioneMedia (chip discreto)Alta (progettato per attacchi fisici)Bassa-Media (die condiviso)
Costo2-8 € per unità0,50-3 € per unità0 € (integrato nell’MCU)
Prestazioni cryptoModerate (collo di bottiglia del bus I2C/SPI)ModerateVeloci (on-die)
Ideale perDispositivi di classe PC/server, sistemi LinuxDispositivi IoT, smart card, ambienti vincolatiProgetti MCU sensibili al costo
Chip di esempioInfineon SLB 9670, Microchip ATECC608BNXP SE050, Infineon OPTIGA Trust MSTM32U5 (TrustZone), nRF5340

Quando usare quale

  • Sensore IoT a batteria → TrustZone integrato nell’MCU (costo più basso, accettabile per PSA Level 2)
  • Gateway industriale → TPM 2.0 discreto (standard TCG, verificabile, supporto Linux)
  • Terminale di pagamento o infrastruttura critica → Secure Element (CC EAL5+, massima resistenza alla manomissione)
  • Sistema basato su FPGA → cifratura del bitstream FPGA + Secure Element esterno per la memorizzazione delle chiavi

Checklist di implementazione

□ Identità univoca del dispositivo (certificato X.509 per dispositivo, non per lotto)
□ Chiave privata generata sul chip (non lascia mai il Secure Element)
□ RNG hardware per generare le chiavi (non PRNG software)
□ Contatore monotono per la protezione dal rollback
□ Porte di debug (JTAG/SWD) disabilitate nel firmware di produzione
□ Bit di protezione impostati per impedire la lettura della flash
□ GPIO di rilevamento delle manomissioni (facoltativo per applicazioni ad alta sicurezza)

Per pattern di implementazione dettagliati, consultate la pagina del nostro servizio Embedded Security & IoT.

Best practice 2: catena di Secure Boot

Una catena di Secure Boot garantisce che sul dispositivo venga eseguito solo codice autenticato e non manomesso, dall’accensione fino all’applicazione:

Accensione
    ↓
 1. Boot ROM (immutabile, nel silicio)
    → Verifica la firma del bootloader con la chiave pubblica memorizzata in OTP
    ↓
 2. Bootloader (primo stadio aggiornabile)
    → Verifica la firma dell'immagine firmware (ECDSA P-256 o Ed25519)
    → Controlla il contatore anti-rollback (impedisce gli attacchi di downgrade)
    ↓
 3. Firmware / RTOS
    → Verifica l'integrità dell'applicazione
    → Inizializza l'archiviazione sicura
    ↓
 4. Applicazione
    → Stabilisce una connessione TLS con il backend
    → Avvia il normale funzionamento

Errori comuni nel Secure Boot

ErroreConseguenzaCorrezione
Memorizzare la chiave di firma insieme al firmwareL’attaccante estrae la chiave e firma firmware malevoloChiave solo nel Secure Element, mai nella flash
Nessuna protezione dal rollbackL’attaccante installa vecchio firmware vulnerabileContatore monotonico nei fuse OTP
Verificare solo il primo stadioGli stadi successivi possono essere modificati senza essere rilevatiCatena di fiducia: ogni stadio verifica il successivo
Debug port lasciata aperta in produzioneJTAG/SWD aggira l’intera catena di bootDisabilitazione del JTAG tramite fuse prima del deployment
Usare solo SHA-256 (nessuna firma)L’hash può essere ricalcolato per il firmware modificatoUsare la verifica della firma ECDSA o Ed25519

Secure Boot specifico per FPGA

Le FPGA hanno requisiti di Secure Boot unici perché l’intera configurazione hardware viene caricata all’accensione:

  1. Cifratura del bitstream — cifratura AES-256 del file di configurazione FPGA
  2. Autenticazione del bitstream — verifica della firma RSA/ECDSA prima del caricamento
  3. Memorizzazione delle chiavi — eFUSE o RAM con backup a batteria per le chiavi di cifratura
  4. Fallback — bitstream golden/di ripristino in caso di fallimento dell’autenticazione primaria
  5. Riconfigurazione parziale — aggiornare solo porzioni dell’FPGA senza ricaricare tutto

Le FPGA sia AMD/Xilinx sia Intel/Altera supportano nativamente queste funzionalità. I nostri FPGA Design Services includono l’architettura di sicurezza fin dall’inizio di ogni progetto.

Best practice 3: comunicazioni cifrate

Ogni percorso dati in un sistema IoT deve essere cifrato e autenticato:

Selezione del protocollo per l’IoT industriale

ProtocolloSicurezzaOverheadIdeale perRaccomandazione
MQTT + TLS 1.3ForteMedio (TCP + TLS)Dispositivi connessi al cloud, telemetria✅ Scelta predefinita per dispositivi IP-capable
MQTT-SN + DTLSForteInferiore (basato su UDP)Dispositivi vincolati, reti con perdite✅ Adatto per LoRaWAN/NB-IoT
CoAP + DTLSForteBassoDispositivi vincolati RESTful✅ Alternativa a MQTT per request/response
OPC UAForte (integrata)AltoAutomazione industriale, SCADA✅ Standard per il reparto produttivo
Modbus TCP❌ Nessuna nativamenteBassoIndustriale legacy⚠️ Incapsulare in VPN o tunnel TLS
BLEMedia (AES-CCM)BassoSensori a corto raggio⚠️ Adeguato per dati non critici
LoRaWANAES-128 (integrata)Molto bassoSensori LPWAN✅ Accettabile per dati dei sensori

TLS reciproco: perché il TLS solo lato server non basta

L’HTTPS/TLS standard autentica solo il server. Nell’IoT, anche il dispositivo deve autenticarsi presso il server (TLS reciproco / mTLS):

TLS standard:
  Dispositivo → "Mi fido del server" (verifica il certificato del server)
  Server → "Non conosco la tua identità" (accetta qualsiasi client)

TLS reciproco:
  Dispositivo → "Mi fido del server" (verifica il certificato del server)
  Server → "Dimostra di essere un dispositivo autentico" (verifica il certificato del dispositivo)
  Dispositivo → Presenta il certificato X.509 dal Secure Element
  Server → Verifica completata: connessione stabilita

Perché l’mTLS è importante: senza l’autenticazione del dispositivo, un attaccante può impersonare un dispositivo, iniettare dati falsi dei sensori o esfiltrare comandi destinati a dispositivi legittimi.

Rotazione delle chiavi e ciclo di vita dei certificati

Produzione → Provisioning del dispositivo con il certificato iniziale
      ↓
 Messa in servizio → Registrazione del certificato sulla piattaforma IoT
      ↓
 Funzionamento → Rotazione dei certificati ogni 1-2 anni
      ↓
 Dismissione → Revoca del certificato e cancellazione dei dati del dispositivo

Le chiavi non dovrebbero mai essere condivise tra dispositivi. Ogni dispositivo riceve una coppia di chiavi univoca generata nel proprio Secure Element durante la produzione.

Best practice 4: aggiornamenti firmware sicuri (OTA)

La capacità di aggiornare i dispositivi implementati è al tempo stesso un requisito di sicurezza e un rischio di sicurezza. Un meccanismo di aggiornamento compromesso fornisce agli attaccanti accesso root all’intero parco dispositivi.

Requisiti di sicurezza per gli aggiornamenti OTA

RequisitoScopoImplementazione
Code signingVerificare l’autenticità dell’aggiornamentoFirma ECDSA-P256 o Ed25519
CifraturaImpedire il reverse engineering del firmwareCifratura AES-256 del pacchetto di aggiornamento
Protezione dal rollbackImpedire il downgrade a una versione vulnerabileContatore monotonico in OTP/Secure Element
Aggiornamento atomicoImpedire il bricking da aggiornamento interrottoSchema a partizioni A/B o aggiornamenti delta
Verifica della versioneGarantire il firmware corretto per il dispositivo correttoVerifica dell’hardware ID + versione prima dell’applicazione
Audit trailTracciare lo stato degli aggiornamenti sull’intero parcoLogging di backend dello stato di aggiornamento per dispositivo

Architettura di aggiornamento A/B

Organizzazione della flash:
 ┌──────────────────┐
 │    Bootloader    │  Verifica la partizione attiva
 ├──────────────────┤
 │   Partizione A   │  ← Versione attualmente in esecuzione (v2.1)
 ├──────────────────┤
 │   Partizione B   │  ← Qui viene scritto il nuovo aggiornamento (v2.2)
 ├──────────────────┤
 │ Memoria protetta │  Chiavi, certificati, configurazione
 └──────────────────┘

 Processo di aggiornamento:
 1. Scaricare v2.2 nella partizione B (mentre v2.1 è in esecuzione)
 2. Verificare la firma di v2.2
 3. Controllare il contatore anti-rollback (v2.2 > v2.1 ✓)
 4. Contrassegnare la partizione B come "in attesa"
 5. Riavviare → il bootloader prova la partizione B
 6. Avvio riuscito → contrassegnare B come "attiva"
 7. Avvio non riuscito → tornare automaticamente alla partizione A

Questo non è opzionale: il Cyber Resilience Act dell’UE impone aggiornamenti firmware autenticati per tutti i prodotti connessi venduti nell’UE a partire dal 2027. Consultate la nostra Checklist di conformità al CRA.

Best practice 5: segmentazione di rete e Zero Trust

Il modello Purdue per le reti industriali

Le reti industriali dovrebbero seguire una segmentazione a livelli:

Livello 5: azienda     │ ERP, email, internet
 ───── DMZ ────────────┤ Firewall + IDS
 Livello 4: gestione   │ MES, historian, reportistica
 ───── DMZ ────────────┤ Firewall industriale
 Livello 3: operazioni │ HMI, SCADA, ingegneria
 ─────────────────────┤ Switch gestito + ACL
 Livello 2: controllo  │ PLC, DCS, RTU
 ─────────────────────┤ Isolamento fisico
 Livello 1: campo      │ Sensori, attuatori, azionamenti
 Livello 0: processo   │ Apparecchiature fisiche

Zero Trust per l’OT — implementazione pratica

Lo Zero Trust negli ambienti industriali non significa “autenticare tutto con la MFA”: alcuni dispositivi non hanno nemmeno uno schermo. Lo Zero Trust pratico per l’OT significa:

  1. Micro-segmentazione di rete — ogni dispositivo o gruppo di dispositivi nella propria VLAN
  2. Identità del dispositivo — autenticazione basata su certificati X.509 (non password)
  3. Privilegio minimo — i dispositivi possono comunicare solo con il proprio controllore, non tra loro
  4. Traffico est-ovest cifrato — comunicazione tra dispositivi cifrata anche all’interno della rete OT
  5. Monitoraggio continuo — rilevamento delle anomalie sui pattern di traffico (non ispezione del payload, che compromette il real-time)
  6. Nessuna fiducia implicita — un dispositivo autenticato 5 minuti fa deve riautenticarsi se il suo comportamento cambia

Best practice 6: sicurezza fisica (il livello dimenticato)

La maggior parte delle guide sulla sicurezza IoT si ferma alla rete. Ma i dispositivi industriali sono implementati in luoghi fisicamente accessibili: reparti produttivi, armadi di utility, installazioni all’aperto.

Superficie di attacco fisica

Vettore di attaccoRischioMitigazione
Debug port (JTAG/SWD)Estrazione completa del firmware, dump delle chiaviDisabilitazione tramite fuse, copertura con resina epossidica in produzione
Flash readoutReverse engineering del firmwareBit di protezione in lettura della flash + firmware cifrato
Bus sniffing (I2C/SPI verso il Secure Element)Estrazione delle chiavi durante il funzionamentoUsare comunicazione su bus cifrata o integrazione on-die
Side-channel (analisi della potenza, emanazione EM)Estrazione delle chiavi dalle operazioni cryptoCrypto a tempo costante, contromisure hardware
Fault injection (voltage glitching, laser)Aggiramento del Secure Boot, salto dell’autenticazioneVerifiche ridondanti, rilevatori di glitch, Secure Element con protezione FI
Sostituzione del dispositivoSostituire un dispositivo compromessoAttestazione del dispositivo + fleet management

Misure di sicurezza a livello di PCB

Per i design industriali ad alta sicurezza, considerate:

  • Involucri a prova di manomissione (tamper-evident) — sigilli fisici che mostrano se il dispositivo è stato aperto
  • Tamper-responsive — mesh attiva sopra i componenti sensibili, cancella le chiavi in caso di violazione
  • Conformal coating — protegge le piste del PCB dalle sonde
  • Package BGA — i componenti ball grid array sono più difficili da sondare rispetto ai QFP
  • Composto di potting — incapsula i componenti critici per la sicurezza nella resina epossidica

Conformità normativa UE

Cyber Resilience Act dell’UE (CRA) — requisiti hardware

Il CRA (in vigore dal 2027) impone obblighi specifici ai produttori di hardware:

Requisito CRAImplementazione hardware
Sicurezza fin dalla progettazioneHardware Root of Trust, Secure Boot dalla ROM
Gestione delle vulnerabilitàCapacità di aggiornamento OTA, processo PSIRT
SBOM (Software Bill of Materials)Includere componenti firmware, versione del bootloader, librerie crypto
Nessuna vulnerabilità sfruttabile nota al rilascioTest di sicurezza pre-rilascio, penetration testing
Aggiornamenti autenticati per tutto il ciclo di vitaOTA firmato, protezione dal rollback, partizionamento A/B
Segnalazione delle vulnerabilità attivamente sfruttate entro 24hPiano di risposta agli incidenti, monitoraggio del parco dispositivi

IEC 62443 — sicurezza dell’automazione industriale

Lo standard internazionale per la cibersicurezza industriale definisce i Security Level (SL):

LivelloSignificatoRequisiti hardware
SL 1Protezione contro violazioni occasionaliProtezione con password, controllo degli accessi di base
SL 2Protezione contro violazioni intenzionali con risorse limitateIdentità univoca, firmware firmato, TLS
SL 3Protezione contro attacchi sofisticati con risorse moderateHardware Root of Trust, tamper detection, mTLS
SL 4Protezione contro attacchi a livello statale con risorse esteseSecure Element (EAL5+), risposta attiva alla manomissione, verifica formale

Per i progetti che puntano a IEC 62443 SL 3+, la progettazione della sicurezza hardware deve essere incorporata fin dalla fase di architettura. Consultate la nostra Guida alla conformità UE.

ETSI EN 303 645 — sicurezza dell’IoT di consumo

Lo standard di base europeo per l’IoT di consumo impone:

  • Nessuna password di default universale
  • Implementare strumenti per gestire le segnalazioni di vulnerabilità
  • Mantenere il software aggiornato
  • Memorizzare in modo sicuro i parametri di sicurezza sensibili
  • Comunicare in modo sicuro
  • Ridurre al minimo le superfici di attacco esposte

Verifica e test di sicurezza

Checklist di test di sicurezza pre-produzione

□ Penetration test (estrazione del firmware, accesso alle porte di debug)
□ Fuzzing (parser dei protocolli, gestione degli aggiornamenti firmware)
□ Analisi side-channel (se vengono gestite chiavi di alto valore)
□ Prove di aggiramento del secure boot (glitching, fault injection)
□ Prove di validazione dei certificati (scaduti, revocati, CA errata)
□ Prove degli aggiornamenti OTA (rollback, interruzione, corruzione)
□ Prove di sicurezza radio (se wireless: BLE, Wi-Fi, LoRaWAN)
□ Prove di accesso fisico (JTAG, lettura della flash, intercettazione dei bus)
□ Verifica della conformità (CRA, IEC 62443, ETSI EN 303 645)

Strumenti per il test di sicurezza embedded

StrumentoScopoCosto
GhidraReverse engineering del firmwareGratuito (open-source NSA)
BinwalkEstrazione e analisi del firmwareGratuito
ChipWhispererAnalisi side-channel e glitching300-3.000 €
Analizzatore logico (Saleae)Sniffing del protocollo su bus150-1.500 €
Debugger JTAG (J-Link)Test di accesso alla debug port50-1.000 €
AFL/LibFuzzerFuzzing dei protocolliGratuito
OpenSSL s_clientTest della configurazione TLSGratuito

Domande frequenti

Qual è il rischio di sicurezza IoT più grande?

Il rischio più grande è l’assenza di un Hardware Root of Trust. Senza di esso, il firmware può essere estratto e clonato, le chiavi di cifratura possono essere lette dalla memoria flash e il Secure Boot può essere aggirato. La sicurezza basata solo sul software può sempre essere sconfitta con l’accesso fisico al dispositivo. Un Secure Element da 1 € elimina la classe di attacchi più impattante.

Quanto incide la sicurezza IoT sul costo del prodotto?

Uno stack di sicurezza di base (Secure Element + Secure Boot + OTA cifrato) aggiunge 1-5 € per unità di costo componenti e 10.000-30.000 € di tempo di sviluppo. Confrontate questo dato con il costo medio di una violazione industriale di 4,7 milioni di €. La sicurezza IoT non è un centro di costo: è mitigazione del rischio con un ROI quantificabile.

I dispositivi IoT esistenti possono essere messi in sicurezza retroattivamente?

Parzialmente. È possibile aggiungere protezioni a livello di rete (segmentazione, monitoraggio, VPN) ai dispositivi già implementati. Ma la sicurezza a livello di dispositivo (Secure Boot, Hardware Root of Trust) non può essere aggiunta dopo la produzione: deve essere progettata fin dall’inizio. Per questo le decisioni sull’architettura di sicurezza devono essere prese all’inizio del processo di sviluppo V-Model, non alla fine.

Qual è la differenza tra sicurezza IT e sicurezza OT?

La sicurezza IT dà priorità alla riservatezza (protezione dei dati). La sicurezza OT dà priorità alla disponibilità e alla safety (mantenere i sistemi operativi e le persone al sicuro). In ambito OT, una patch di sicurezza che causa 5 minuti di fermo non pianificato può costare più della vulnerabilità che corregge. Per questo la sicurezza OT richiede una gestione attenta del cambiamento, patch testate e spesso soluzioni a livello hardware che non richiedono riavvii.

In cosa differisce la IEC 62443 dal CRA dell’UE?

La IEC 62443 è uno standard internazionale volontario per la sicurezza dell’automazione industriale, ampiamente adottato nel settore manifatturiero. Il CRA dell’UE è un regolamento obbligatorio per tutti i prodotti con elementi digitali venduti nell’UE. Sono complementari: la IEC 62443 fornisce indicazioni tecniche dettagliate per l’implementazione; il CRA fornisce l’obbligo legale di implementare la sicurezza. I prodotti certificati IEC 62443 SL 2+ soddisferanno probabilmente la maggior parte dei requisiti del CRA.

Le FPGA necessitano di una sicurezza diversa rispetto agli MCU?

Sì. Le FPGA presentano superfici di attacco uniche perché l’intera configurazione hardware (bitstream) viene caricata all’accensione. Differenze chiave: 1) il bitstream deve essere cifrato (AES-256) e autenticato (RSA/ECDSA), 2) le chiavi di configurazione devono essere memorizzate in eFUSE o in RAM con backup a batteria, 3) anche la riconfigurazione parziale deve essere autenticata e 4) il fabric FPGA stesso può implementare funzioni di sicurezza (crypto hardware, PUF) che gli MCU non possono fornire. Consultate i nostri servizi di progettazione della sicurezza FPGA.

Come Inovasense mette in sicurezza l’IoT industriale

La sicurezza è integrata in ogni progetto che realizziamo, non aggiunta a posteriori:

  • Architettura di sicurezza — threat modeling, selezione del Secure Element, progettazione della gestione delle chiavi
  • Implementazione del Secure Boot — dalla boot ROM fino all’applicazione su piattaforme ARM, RISC-V e FPGA
  • Sicurezza del firmware — aggiornamenti OTA firmati, partizionamento A/B, protezione dal rollback
  • Progettazione hardware — layout PCB resistenti alla manomissione, protezione della debug port, conformal coating
  • Sicurezza FPGA — cifratura del bitstream, motori crypto hardware, integrazione PUF
  • Conformità — prontezza al CRA, IEC 62443, marcatura CE
  • Test — penetration testing, analisi side-channel, audit di sicurezza

Contattateci per discutere i vostri requisiti di sicurezza IoT, sia per la progettazione di un nuovo prodotto sia per l’hardening di uno esistente.

Fonti e riferimenti ufficiali